Razionale


Il Tromboembolismo Venoso (TEV) è la terza malattia cardiovascolare più comune dopo l’infarto miocardico e l’ictus (Goldhaber, 2012). Quest’ultimo, nelle sue forme più specifiche della Trombosi Venosa Profonda (TVP) e dell’Embolia Polmonare (EP), riporta un’incidenza nei paesi occidentali intorno a 1 su 1000 anni-persona (Heit, Spencer and White, 2016). Il trattamento con eparina costituisce la terapia di riferimento per il TEV. Difatti la profilassi antitrombotica, con eparina a basso peso molecolare, eparina non frazionata o fondaparinux, si è dimostrata e efficace nel ridurre gli eventi tromboembolici venosi anche sintomatici nelle situazioni a più elevato rischio.

Nonostante tale terapia sia ad oggi considerata efficace per questa patologia, il Tromboembolismo Venoso risulta come recidivante in circa il 7% dei casi a sei mesi dall’evento. Inoltre il decesso si presenta in circa il 6% dei soggetti con TVP e nel 12% dei soggetti con EP (Heit et al., 2000; White, 2003).

Questi dati epidemiologici rendono ragione della necessità di un buon management di questa condizione da parte dei Medici di Medicina Generale, perché la prevenzione, il sospetto diagnostico, la diagnosi precoce ed il trattamento di una parte degli eventi di TEV è da collocarsi nel setting della Medicina Generale, che deve integrarsi con setting specialistico/ospedaliero sia per aspetti di definizione diagnostica che per il trattamento delle manifestazioni più impegnative di TVP e per il trattamento della EP.

In Medicina Generale è molto importante instaurare un’appropriata profilassi nei soggetti a rischio e nel caso di insorgenza di TVP, individuarla precocemente visto il rischio di complicazione con EP. Per una tempestiva e corretta diagnosi occorre conoscerne i fattori di rischio, considerare gli elementi che possono determinarne il sospetto clinico e le opportunità di definizione diagnostica offerte dal dosaggio del D-Dimero e dalle tecniche di imaging. Una volta effettuata la diagnosi, occorre valutare la opportunità di un trattamento domiciliare adeguato o la necessità di ricovero ospedaliero. A tutto questo deve essere aggiunto un approfondimento specifico sugli aspetti tromboembolici della infezione da COVID, su come questo aspetto possa modificarne il decorso ed aggravarne l'indice di mortalità, e su come una terapia anticoagulante possa avere un effetto benefico in termini di prognosi.

Per tutti questi motivi emergono esigenze di carattere formativo volte a fornire ai Medici di Medicina Generale strumenti pratici per una corretta gestione e terapia di questi pazienti.